Alluvioni, clima e paesaggio

 

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Puntualmente, nel mese di novembre,  gli eventi meteorici tipici dell’autunno si palesano generando tutto ciò che i giornali riportano. Oggi è molto di moda dare la colpa al  clima che cambia per colpa dell’uomo, in realtà le precipitazioni medie sono sostanzialmente in linea col passato, salvo alcune zone  dove la pioggia totale si concentra in minori unità di tempo. Sebbene anche l’organizzazione mondiale  per la meteorologia  a Marrakech ha detto che non è possibile mettere in relazione tutti gli eventi climatici estremi con il riscaldamento climatico, sfuggono quasi sempre alcune questioni fondamentali per il nostro paese, che riguardano la correlazione fra regime climatico, orografia e popolazione.  In Puglia mediamente piove come a Londra, ma la pioggia si concentra in alcune decine di giorni all’anno, mentre a Londra si distribuisce durante quasi tutto l’anno. Appare a tutti evidente che Inghilterra meridionale e sud dell’Italia hanno un clima diverso,  ed anche un paesaggio diverso. Formazioni come i calanchi o le fiumare,  tipiche del sud,  non sono aspetti curiosi del paesaggio originatisi per uno scherzo del destino, ma perché la pioggia si concentra in poche ore procurando un aumento repentino dei flussi idrici e della velocità delle acque che unite alla conformazione geologica procurano erosione e uno scavo continuo  e marcato degli alvei. Sfugge che l’Italia,  diversamente dall’Europa del centro nord,   è un paesaggio verticale come scriveva Emilio Sereni nella sua Storia del Paesaggio Agrario. Questa purtroppo  non è solo una notazione estetica, ma ci ricorda che il 75% del nostro paese che è collinare e montuoso soggetto naturalmente  ad erosione.  Sfugge altresì che la nostra popolazione nell’ultimo secolo è raddoppiata, passando da 100 a più di 200 abitanti per kmq, per il 95% concentrati in aree urbane, poste soprattutto in pianura dove i fiumi ingrossati dalle piene spesso esondano. Al tempo della conquista romana della pianura padana il Po’ non aveva un solo stabile alveo, come vorremmo fosse oggi, ma era distribuito in un reticolo di corsi minori, che esondavano e si modificavano periodicamente. Solo con la bonifica e la regimazione delle acque estesamente operata da Roma  e la continua opera di manutenzione e le successive bonifiche fra ‘700 e ‘800 il fiume si mantiene entro argini più sicuri per città e paesi che si sono sviluppati intorno ad esso proprio grazie all’opera di bonifica. Basterebbe osservare le profonde incisioni delle vallate alpine occidentali, quelle del Piemonte,  o le vertiginose pendenze  della Liguria per comprendere come quelle forme siano il risultato di millenni di processi erosivi intensi e nient’affatto graduali, ma al tempo non vi erano ne paesi ne città. Pertanto, prevenzione e manutenzione, sono le attività necessarie in un paese come il nostro, ma lasciamo perdere  l’idea di un ambiente reso ostile da un uomo perturbatore di ipotetici “equilibri”, che in natura non sono mai esistiti.    

 

Prof. Mauro Agnoletti - Università di Firenze - Email: mauro.agnoletti@unifi.it - Website: www.mauroagnoletti.com

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